LIGGENNI

Principesse, mostri, diavoli, licantropi, sirene e elefantini bianchi. Questo è “Liggenni” il nuovo disco di Mimì Sterrantino e Marco Corrao, musicisti e cantautori del messinese, uno dell’area jonica e l’altro di quella tirrenica. I due artisti saranno a Roma, accompagnati anche da Davide Campisi, per uno spettacolo da ascoltare e ballare. L’appuntamento è per giovedì 6 giugno a Casale Falchetti, Viale della Primavera 319/b (zona Centocelle). “Liggenni” è un disco composto da otto inediti per otto leggende che arrivano proprio da questa terra crocevia di due mari e due anime, che raccontano la Sicilia tra esoterismo, misticismo e paganesimo. I brani attingono a storie della tradizione scritta ma soprattutto a quella orale, quelle che ancora oggi i nonni raccontano. Tutto questo fa di “Liggenni” un’operazione documentale sospesa tra passato e presente: dal passato prende la tradizione del racconto, quella dei cantastorie, dal presente l’approccio musicale. Sì, perché l’approccio compositivo si discosta volutamente dallo stilema classico siciliano andando ad incontrare sonorità blues e country. Il risultato è una perfetta fusioni di mondi folk, dove mandolino, tamburello siciliano, chitarra battente, percussioni africane e fiati della bande di paese convivono con la chitarra acustica e il banjo. “In fondo – scrive nella sua prefazione all’opera l’etnomusicologo Mario Sarica – quest’ultimo non è così lontano dalle sonorità dell’antico e dimenticato colascione siciliano (liuto a manico lungo di origine turca)”. Sempre Mario Sarica, che delle tradizioni è custode e studioso (essendo anche fondatore e curatore scientifico del Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani, nato per ricostruire la lunga e complessa vicenda organologica dello strumentario musicale popolare), identifica in questo lavoro di Sterrantino e Corrao proprio l’innovazione della cultura musicale classica. “Il loro approccio alla materia poetico-musicale siciliana – scrive, raccontando questo disco – evita il “già detto” e “ascoltato”, per riscoprire e rivitalizzare lo spirito creativo e affabulante dell’antica parola siciliana nella forma narrativo-musicale della leggenda. Nel loro cantare e suonare siciliano, a me pare di cogliere una purezza di spirito rara, che irradia un luminoso blues dai colori siciliani”.